Ilde Barone / Testo critico

Da
Appunti.rosso
di Franco Sarnari

Qualche tempo fa ho avuto modo di leggere nei lavori di Ilde due diverse componenti, meglio dire due tipi di linguaggio, due scansioni di relazione, non in antitesi fra loro. Ciò che notavo a quel tempo, e che adesso nuovamente noto con una precisazione non più disinvolta ed istintiva, ma a livello più consapevole, è che nella sua pittura prevalgono due elementi fondamentali. Il primo è una sorta di astrazione geometrica, intesa come ripetizione di forme attraverso un modulo. Essa non investe la composizione, ma, razionalmente, la struttura delle cose rappresentate, con un risultato molto gradevole.


L'elemento di ripetizione continua, che Ilde chiama continuità, non è assurdità, piuttosto stabilisce una considerazione di forma, di spazio, che può dilatarsi anche fuori dalla concezione della misura.


Il secondo elemento, che emerge in modo evidente nelle figure, è il dato pittorico, sempre fortemente ed intensamente carico di emotività. In questa seconda matrice si denota il senso profondo della sua pittura, inteso soprattutto sul piano della luce. In lei è forte il senso tra buio ed emersione, tipico di chi sa dipingere.


Nei lavori di Ilde risultano evidenti, così, due qualità dialettiche, non consequenziali tra loro: mentre una ha un valenza pittorico-emotiva, l’altra è un modulo usato come concetto razionale di immanenza.

 

In alcune opere questo segno di astrazioni geometriche è vissuto a livello di maggiore consapevolezza rispetto alle continuità dei moduli, e tende a stabilire una relazione di volontà. Il segno diventa architettura di uno spazio e le linee entrano dentro la struttura della materia, stabilendo l’esistenza di una relazione che contiene germi di razionalità. Tale segno è avvertito come elemento di arbitrio e rimane esterno alla concezione di una relazione di compenetrazione. In questo senso la relazione tra figure e linee diviene d’ordine concettuale, razionale. Sicuramente si tratta di una esigenza di crescita personale sana e profonda; esprime uno stato di necessità attuale, alla ricerca di una futura maggiore maturazione emotiva.


Il linguaggio del modulo in Ilde nasce, appunto, dalla necessità; la tecnica, il meccanismo usato deriva da questa necessità. È importante per Ilde, tuttavia, tener conto del possibile riconoscimento e scoperta del meccanismo che ha generato il suo linguaggio pittorico, e ciò per evitare che il mistero stesso che sta dentro la sua pittura scemi.


Per questo immagino debba avvenire, come già è constatabile in alcune opere, una compenetrazione della sfera razionale con quella fatta delle emozioni.

 

In altre opere, create immettendo della materia all'interno di una struttura preesistente, riconosco l’esistenza dell'intuizione di una relazione pittorica molto sentita. La materia immessa è straordinariamente sintonica con lo spazio, la volumetria, l'elemento plastico necessari, divenendo, in qualche maniera, quella che io chiamo cancellazione. Ilde sottrae ad uno spazio definito la sua certezza, creando antitesi e dialettica. Nel momento in cui lei invade una volumetria definita con un “segno” emotivo, fa precipitare la concezione razionale che apparteneva ai pixel dell'immagine originaria. Entrare in quell’immagine, lacerandone la certezza, mette in moto una tensione, che è possibile definire come tensione pittorica. L’opera diventa inquietante ed affascinante, perché rimane vivida in essa la dicotomia tra l’aspetto razionale e quello emotivo.


Ciò che entra in collisione con le certezze dell’immagine definita, diviene tensione, lotta. Questa lotta è violenza armonica, sostanza vera di quello che è la pittura: la ricerca, l'emozione.


La mancanza di certezze, data dalla cancellazione del preesistente, in genere, è uno degli elementi di un’opera d’arte. Difatti, proprio per la mancanza di certezze ed il subentrare dell’impotenza, l’artista tenta di distruggere per giunge ad una rappresentazione nuova. Così proprio da quell’impotenza si genera ricchezza, creatività.

 

Rispetto a tutte le opere, quelle piccole hanno delle intensità maggiori, per la possibilità di operare un continuo controllo sulle stesse.


Alcune di esse frammentano uno spazio. Ilde in esse integra le forme, creando un'anomalia. Il risultato è abbastanza ricco e coinvolgente.


La violazione è talmente precisata che stabilisce un elemento pittorico generante una qualità che sviluppa molte delle caratteristiche che le sono proprie.

 

Credo che Ilde abbia una natura psicologia che ha urgente bisogno di essere tradotta in opere pittoriche. Questa necessità è la sua vera natura. Quando penso a lei ed ai suoi lavori, giungo alla conclusione che Ilde è una persona, una donna, un'anima, che vive alcune contraddizioni, che fanno parte dell'ordine pittorico, e dell'ordine poetico. E ciò mi sostiene nell’incoraggiarla a continuare lungo una strada che la farà giungere ad una forma di ricerca sempre più aderente, non tanto alla sfera razionale, quanto a se stessa, alla sua autentica sfera emozionale, che sa già cogliere pienamente il senso ed il respiro della realtà presente.

 

Franco Sarnari