Giovanni Viola / Testo critico

“Che cosa è la verità? È questa la domanda che forse più d’ogni altra e in diverse forme, ha attanagliato la mente dell’uomo in ogni epoca. […]


Dalla verità come adeguazione tra l’intelletto e l’essere delle cose alla verità come sapere assoluto. È stato questo il salto che ha caratterizzato il problema della verità nel trascorrere degli ultimi tre secoli di storia. […]


Nella descrizione della parabola che partendo dal Realismo porta all’Idealismo, la realtà esterna lentamente diviene dapprima come nebulosa e misteriosa poi via via più evanescente fino a scomparire quasi del tutto.


L’Arte “della figura”, quasi come a fare da specchio a tutto questo, sembra ripercorrere questo processo, radicalizzandone forse i tratti, specie sul finire del XIX secolo.


Dalla rappresentazione della verità tramite immagini della realtà si passa per gradi alla rappresentazione dell’io individuale fuori dall’orizzonte del reale, segnando il passaggio dalla figurazione classica alle forme proprie dell’astrattismo e dell’informale. [..] Il sentimento individuale deforma coscientemente la realtà finita, per proiettare in essa il proprio infinito universo interiore. La realtà non più come oggetto di riflessione ma come mezzo per riflettersi.


Non rinnegando del tutto gli esiti di questo processo, pare tuttavia necessario il recupero del “rispetto” come atteggiamento, termine questo che richiama un altro concetto, quello di “distinzione”, riferita in questo caso ad un ambito nel quale l’uomo e la realtà della natura stanno di fronte in una reciproca ed incessante relazione.


La realtà della natura non è assorbita dal “io” osservante; non rischia di ridursi a mezzo da manipolare, stuprare, violentare, distruggere. La realtà ancora come luogo possibile per la contemplazione. La realtà come luogo del sacro. L’opera dell’umano può essere ancora in grado di riprendere un contatto con la realtà perché questa lungi dallo scomparire gli venga restituita? […] È possibile pensare alla realtà tutta intera come modello elevato per la scrittura di un opera in grado di suscitare un’infinità di rimandi?


Da un’opera così concepita, insorge la semplice e primitiva “impressione di bellezza”, quel sentimento che abita lo spazio fatto di un sentire universale ancora possibile. È davvero poco ciò che l’uomo conosce e la realtà non aspetta i nostri giudizi per esistere in forme tanto diverse e, a volte, sorprendenti”.

 

Giovanni Viola